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Che prospettive ha questo albero ? vta2_clip_image002

Che giudizio o che classe di rischio possiamo attribuirgli considerando la zona del colletto e ciò che si percepisce della zolla radicale ?

  • Quale categoria di rischio possiamo dare a quest’albero considerando la situazione del fusto e dell’attacco delle branche primarie?
  • Come si presentano  la chiomae le ramificazioni secondarie in relazione al rischio di rottura?
  • Come si comporterà questo albero durante:-Una nevicata abbondante-Un temporale estivo-Una giornata molto ventosa
  • Qual è il suo potenziale bersaglio ?

Il metodo v.t.a. (visual tree assessment), elaborato dal prof. C. Mattheck (docente presso l’università di karlsruhe – in germania), consiste nella individuazione di quei sintomi esterni che l’albero palesa in presenza di anomalie a carico del legno interno.

Il concetto che sta alla base del metodo è l’assioma della tensione costante, che è una regola costitutiva generale, valida per le strutture biologiche. Questo significa che la struttura biologica si sviluppa in modo da garantire una regolare distribuzione del carico sulla sua superficie in tempi medi. Nessun punto della superficie è sovraccarico (punto debole) e nessun punto è poco caricato (spreco di materiale).

Se questa condizione ottimale dell’albero è alterata, per esempio a causa di una carie o di una rottura che possono agire localmente come cause di aumento di pressione sulla struttura, l’albero si affretta a ristabilire lo stato di “stress costante”, producendo materiale di riparazione nelle zone danneggiate. Questa formazione di materiale di riparazione è pertanto un segnale o sintomo della presenza di difetti meccanici e fisici all’interno dell’albero.
Mattheck e breloer hanno elencato tutti questi sintomi, legati alle anomalie  del legno interno. Il metodo v.t.a. basa il tradizionale controllo a vista su principi di biomeccanica e stabilisce dei criteri per definire il difetto.
In questo modo vengono date delle direttive per stabilire quando diventano indispensabili esami tecnici minuziosi. Eeventuali danni interni possono venire evidenziati da sintomi esterni : rigonfiamenti, protuberanze, bombature, costolature assiali possono formarsi a causa di una crepa che aumenta la tensione all’interno del fusto; la reazione dell’albero si estrinseca nell’apposizione di materiale aggiuntivo che all’esterno si presenta sotto forma di costolatura, la quale può assumere anche conformazione circolare.

 

 

 

La flessione delle fibre, determina invece un punto debole all’interno della corteccia.In questo caso il sintomo che si produce è un rigonfiamento a profilo netto, carattere che consente la distinzione dal rigonfiamento conseguente alla presenza di cavità di marciume.

Nella maggioranza dei casi non esiste un apertura in un albero che consenta una ispezione visiva o ancora la vitalità dell’albero è troppo limitata per produrre materiale di riparazione e di conseguenza deve essere integrata l’osservazione visiva con l’uso di strumentazione specifica.

 

 

 

 

 

 

Il martello ad impulsi

Il primo strumento da utilizzare è il martello ad impulsi sonori, mediante il quale si effettua la misura della velocità di propagazione del suono all’interno dell’albero.

Attraverso il martello viene inviato all’interno della sezione da esaminare, un impulso che si espande in direzione radiale fino a raggiungere un sensore opposto, che segnala l’arrivo del segnale stesso. Un apposito contatore misura il tempo impiegato dall’impulso sonoro per giungere al sensore.

Per la maggior parte delle specie di alberi esiste una velocità caratteristica del suono che si riduce nel caso di presenza di difetti. Infatti se c’è una cavità o una crepa, il suono si propaga più lentamente ; tanto migliore è il legno tanto più rapida è la propagazione del suono.

In presenza di sezioni marcescenti non visibili perchè richiuse, la velocità del suono al piede dell’albero sarà più bassa di quella effettuata in una porzione più elevata dell’albero dove il legno è intatto.

Si può dire che un legno intatto (frassino, quercia) dia velocità 1500 metri/sec. Legni più morbidi, come pioppi ed aghifoglie, hanno velocità di 1000 m/sec.
Se da una misurazione si ottiene come velocità 300 m/sec, significa che nel punto di analisi è presente un’anomalia del legno interno (carie, cavità, fessura, etc..).

Con il martello elettronico non è però possibile misurare il danno interno o lo spessore della porzione sana residua del tronco, che è determinante per poter valutare la stabilità del soggetto arboreo preso in esame.

 Alcuni casi di applicazione del martello ad impulsi

Un altro sintomo riscontrabile è la costolatura assiale lungo il tronco, indicazione univoca che internamente è presente crepa radiale. Dietro la costolatura si trova cioè una crepa interna che si sviluppa in senso radiale che può avere varie cause : gelo, ferita. la crepa potrebbe inoltre avere avuto inizio da una zona di marciume e successivamente essersi estesa lungo il tronco.

Questa anomalia può essere rilevate con il martello ad impulsi. In tutti i casi è importante utilizzare in modo corretto, e soprattutto nel punto giusto, i vari strumenti. Ne caso di una crepa radiale, una misura ad angolo retto con il martello elettronico darebbe una riduzione drastica della velocità, mentre la misura effettuata parallelamente al difetto darebbe valori che si avvicinano a quelli caratteristici del legno sano. Bisogna interpretare il “linguaggio dell’albero” per poter utilizzare in modo corretto i diversi strumenti di indagine.

L’applicazione del resi e del martello ad impulsi permette anche di verificare la presenza di corteccia inclusa tra due branche primarie (o due fusti policormici).

1) Individuazione di corteccia inclusa tra due fusti o due ramificazioni

Effettuando più misurazioni a diverse altezza, in prossimità della sella di due ramificazioni (o di due fusti policormici) è possibile rilevare (e dimensionare) la presenza di corteccia inclusa.

La miisurazione deve essere effettuata ad angolo retto.

 

Effettuando diverse misurazioni al colletto e lungo il tronco, è possibile identificare ed in parte, quantificare, la presenza di carie o cavità. 2)Individuazione di aree di legno degenerato

 

 

 

 3) Individuazione di cordoni lesionati

Effettuando misurazioni lungo i cordoni radicali, è possibile verificare la presenza di danni agli apparati radicali 

 

4) Individuazione di spaccature e crack interni

Effettuando una misurazione incrociata in prossimità della costolatura è possibile verificare la presenza di crepe interne.

 

 

Il resi

Per verificare la resistenza del legno si utilizza il resi. La misurazione si effettua inserendo all’interno del punto di sondaggio un ago sottile, del diametro di 1,5 mm,  che penetrando nel legno ne misura la resistenza alla perforazione.

Ii profili di densità ottenuti dalle analisi con il Resi, mettono in evidenza eventuali anomalie a acrico dei tessuti legnosi inteni. Inoltre è possibile quantificare lo spessore del legno intatto, la presenza di barriere di reazione, etc..  . I profili di densità, oltre ad essere visualizzati simultaneamente alla perforazione su una speciale carta termica, possono essere memorizzati dalla memoria stampante. E’ quindi possibile scaricarli su Pc ed elaborarli con il software specifico Decom.

L’attrito tra l’ago ed il legno sviluppa una temperatura di 300°C, alla quale i funghi responsabili di carie non sopravvivono.

 

 

 

 

 

 

 

Profilo di Conifera (Picea abies)

Profilo di Latifoglia (Quercus robur)

 

 

 

 

 

 

Il rapporto T/r

La misurazione dello spessore sano residuo, nel caso di alberi cavi o con degradazioni del legno è necessaria al fine del calcolo del rapporto t/r. Da uno studio, effettuato su più di 900 latifoglie e conifere, ancora in piedi o schiantate a terra, è stato calcolato che il rapporto t/r per alberi cavi era di 0,2 – 0,3. Le piante ancora in piedi, aventi t/r inferiore a 0,2 erano solo quelle che avevano subito una pesante potatura di riduzione della chioma o che comunque avevano ancora solo un ramo o erano completamente disseccati.

Determinando, tramite l’analisi strumentale, la grandezza t (parete residua) e rapportando il valore ottenuto con la misura del raggio, si ottiene il rapporto t/r.

Se il rapporto t/r è maggiore o uguale ad 1/3 l’albero può essere considerato stabile. Se il rapporto è inferiore ad 1/3 e l’albero è importante, si può effettuare una misura con il Frattometro per determinare la qualità del legno.

Per il calcolo della stabilità naturalmente bisogna prendere il valore dello spessore residuo più basso e calcolare il rapporto t/r.

 

 

Il Frattometro

Un altro strumento di ausilio per la valutazione della stabilità meccanica degli alberi è il Frattometro. Fondamentalmente si  tratta  di un piccolo calcolatore tascabile nel quale viene inserita una carota prelevata con il succhiello di Pressler e successivamente caricata analogamente al carico cui sarebbe sottoposto l’albero se fosse esposto al vento. L’apparecchio è suddiviso in due parti, la parte fissa superiore e la parte mobile inferiore. Fra la due parti si trova una molla meccanica a spirale che attraverso i movimenti rotatori viene caricata fino alla rottura ; la misura delle resistenza del legno può essere letta da una scala all’esterno dell’involucro del Frattometro, dove sono riportate anche informazioni riguardo all’angolo di flessione che ha portato alla rottura. I due valori ricavati dal Frattometro( momento di flessione ed angolo di flessione che è misura della rigidità) consentono di effettuare la valutazione degli alberi. Importante per questa indagine è che la carota venga inserita in modo tale che le fibre siano parallele alla parte superiore dell’apparecchio perchè tale è anche il carico del tronco.

I valori del Frattometro sono caratteristici per le diverse  specie.

Nelle cavità di marciume tanto la resistenza alla pressione assiale che quella alla flessione radiale diminuiscono. Questi sono quindi degli indicatori per determinare la presenza di marciumi.

Un altro sintomo è la cosiddetta “ trave della sventura” che può spesso formarsi in presenza di una parte ricurva dell’albero e del conseguente tentativo della pianta di raddrizzarla.

Così in direzione assiale si determina una trazione, causa di conseguenti tensioni trasversali che possono portare il ramo a fendersi.

Il tentativo dell’albero di raddrizzare queste curvature determina infatti delle alte tensioni di trazione che possono portare alla rottura delle fibre.

I dati del Frattometro dimostrano che i valori di resistenza aumentati si presentano soprattutto al di sotto della superficie della corteccia.

Là dove  si sono determinate delle alte resistenze, si avranno anche le maggiori tensioni. E’ una prova della capacità dell’albero di migliorare la resistenza ed anche la qualità del proprio legno.

Con il Frattometro si sono anche ispezionati fasci di fibre incurvati per il carico del vento, che l’albero tenta di raddrizzare provocando delle tensioni tra il tronco e le radici ; lo strumento rileva tali tensioni come maggiori resistenze del legno a livello radicale .

Ma come riesce l’albero a percepire ed a rispondere a tutte le sollecitazioni cui è sottoposto ?

Disponiamo di un unico indizio : quando si prendono le carote nella parte tradizionale del tronco, si vede che in questa zona i raggi sono piuttosto piccoli mentre a livelli di colletto radicale, là dove vi sono le maggiori resistenze, i raggi sono più  lunghi e numerosi che nel tronco.

Ne discende che i raggi di legno hanno una funzione stabilizzante ; essi mantengono insieme gli anelli annuali in direzione radiale e quindi stabilizzano l’albero.

 

  • La reazione fisiologica dell’albero ed il Frattometro

L’albero ha varie possibilità per assorbire le forze. Se l’albero è ampiamente affetto da marciume e gran parte del legno interno ha perso stabilità, la parete esterna deve sopportare i carichi. Per rimanere stabile l’albero deve allora crescere maggiormente in volume attraverso gli anelli più larghi, oppure il nuovo legno potrebbe avere una migliore qualità.

Il Frattometro è uno strumento tascabile che consente appunto di valutare la qualità del legno. In linea di principio è possibile effettuare in loco l’analisi della qualità del legno. Si preleva un piccolo campione con il succhiello di Pressler e lo si sottopone a sforzo nel Frattometro. L’albero cerca di compensare la perdita di stabilità dal momento che può misurare il carico a livello del cambio.
Nel platano si trovano indurimenti che isolano i marciumi interni, ed arrivano a bloccarli. Anche nel tiglio abbiamo registrato casi di formazione di zona di isolamento con legno molto duro : ciò indica che  il marciume non si diffonderà per molto tempo.
Con il frattometro si possono pertanto trarre conclusioni  molto importanti anche sulla vitalità dell’albero.
L’utilizzo del frattometro consente inoltre di classificare il tipo di carie (carie bruna o carie bianca): una degradazione prevalente di cellulosa provoca una rottura friabile (angolo di curvatura basso), tipica della carie bruna. Una degradazione prevalente di lignina è causa di rottura netta (angolo di curvatura alto), tipica della carie bianca.

  • Definizione dei turni di monitoraggio: le classi di Propensione al Cedimento

Un altra considerazione degna di nota riguarda la frequenza dei controlli da effettuare sugli alberi: gli intervalli di tempo tra un controllo e l’altro non si possono trattare isolatamente, ma dipendono sempre dall’ambiente e dalle condizioni naturali dell’albero.

E’ ovvio che alberi giovani e sani necessitano di una sorveglianza meno serrata e che gli alberi più vecchi e già danneggiati debbono essere controllati più spesso ed anche più minuziosamente.In ogni caso vale la norma tecnica che consiglierebbe, per i casi gravi, almeno un controllo annuale, di conseguenza la validità dei dati ricavati con i vari metodi deve essere considerata per lo stesso tempo.

Alla fine delle analisi agli alberi presi in esame viene attribuita una classe di propensione al cedimento che definisce il grado di pericolosità dell’albero stesso ed i turni di monitoraggio  a cui deve essere sottoposto, al fine di rilevare possibili aggravamenti.

Il pericolo, infatti,  corrisponde alla propensione al cedimento dell’albero o di sue parti oppure, in termini statistici, alla probabilità che si verifichi un cedimento e questo è ciò che valutiamo con l’analisi visuale o strumentale della stabilità.

Il rischio, invece, è formato dal prodotto tra la pericolosità insita nella pianta (la propensione al cedimento appunto) e la vulnerabilità del luogo di potenziale caduta e, quindi, dalla relazione che lega la probabilità del verificarsi di un evento pericoloso ai danni che questo può provocare alle persone e ai manufatti.

In sostanza, e per semplificare, l’albero può essere più o meno pericoloso, invece l’uomo (od i suoi beni) sono i soggetti a rischio in quanto, al realizzarsi del pericolo, possono subire dei danni (per cui non si deve parlare di “rischio di caduta piante” o di “rischio di crollo” ma di “pericolo di caduta” e di “pericolo di crollo”).

è il soggetto (la persona o i suoi beni) che rischia di rimanere danneggiato se il complemento oggetto (l’albero) esplica la sua propensione al cedimento.

Questa classificazione, definita dal gruppo di lavoro sulla stabilità degli alberi della Società Italiana di Arboricoltura è collaudata da Demetra, è utilizzata da molte Municipalità (Milano, Torino, Verona, Brescia, Como, ….).

Classi di Propensione al Cedimento

  • A

    Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, non manifestano segni, sintomi o difetti significativi, riscontrabili con il controllo visivo, tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia ridotto. Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a cinque anni.

    B

    Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti lievi, riscontrabili con il controllo visivo ed a giudizio del tecnico con indagini strumentali, tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero non si sia sensibilmente ridotto. Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a tre anni. L’eventuale approfondimento diagnostico di tipo strumentale e la sua periodicità sono a discrezione del tecnico.

    C

    Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti significativi, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali*. Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia sensibilmente ridotto. Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a due anni. L’eventuale approfondimento diagnostico di tipo strumentale e la sua periodicità sono a discrezione del tecnico. Questa avrà comunque una cadenza temporale non superiore a due anni. Per questi soggetti il tecnico incaricato può progettare un insieme di interventi colturali finalizzati alla riduzione del livello di pericolosità e, qualora realizzati, potrà modificare la classe di pericolosità dell’albero. * è ammessa una valutazione analitica  documentata. .

    C-D

    Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti gravi, riscontrabili con il controllo  visivo e di norma con indagini strumentali*. Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia drasticamente ridotto. Per questi soggetti il tecnico incaricato deve assolutamente indicare dettagliatamente un insieme di interventi colturali. Tali interventi devono essere finalizzati alla riduzione del livello di pericolosità e devono essere compatibili con le buone pratiche arboricolturali. Qualora realizzati, il tecnico valuterà la possibilità di modificare la classe di pericolosità dell’albero. Nell’impossibilità di effettuare i suddetti interventi l’albero è da collocare tra i soggetti di classe D. * è ammessa una valutazione analitica documentata.

    D

    Gli alberi appartenenti a questa classe, al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti gravi, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali. * Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia ormai, quindi, esaurito. Per questi soggetti, le cui prospettive future sono gravemente compromesse, ogni intervento di riduzione del livello di pericolosità risulterebbe insufficiente o realizzabile solo con tecniche contrarie alla buona pratica dell’arboricoltura. Le piante appartenenti a questa classe devono, quindi, essere abbattute. * è ammessa la valutazione analitica documentata.